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La Domus di C.so V. Veneto a San Benedetto deí Marsi
Testi a cura della Dott.ssa Roberta Ciroli  maggiori info autore

Anche l'amb. N (m. 4.20 x 4) conserva testimonianza di consistenti restauri: era originariamente delimitato, nel lato nord-ovest, dalla struttura in opera incerta US 138, che al momento dello scavo è apparsa rasata a livello di fondazione; il lato sud-ovest è chiuso dall'US 153, in opera incerta, che sembra riprendere una struttura più antica (US 226), sempre in opera incerta, ma con caratteristiche diverse nel legante, che appare assai più inconsistente e di colore giallo senape; il muro conserva su entrambe le pareti l'intonaco bianco.
 
L'amb. N doveva essere separato dall'attiguo amb. K mediante un tramezzo (US 225): restano solo l'impronta (US - 185) della trave posta di taglio e fermata in origine da due paletti verticali, le tracce dei quali si con servano nella sezione del massetto del pavimento di K. Anche la soglia originaria dell'ambiente, che doveva essere inquadrata da due pilastri, è stata obliterata da un letto di cocciopesto nel corso delle trasformazioni successive, che hanno comportato l'ampliamento dell'accesso. L'apparato musivo di questa stanza, che può interpretarsi come cubiculum, consiste in un tessellato bianco con cornice nera di sei file di tessere a ordito dritto, affiancata, su entrambi i lati, da tre file di tessere bianche a ordito dritto. Il campo è, invece, ad ordito obliquo piuttosto irregolare e a filari spezzati, messo in opera con tessere di dimensioni maggiori rispetto a quelle degli altri pavimenti (mm. 11 anziché mm. 9); la balza marginale, che varia di spessore (da cm. 28 sul lato sud-ovest, a cm. 32, sul lato nord-est) è in tessere allungate bianche di cm. 2x1, disposte a canestro.
 
Sul fondo dell'ambiente è una fascia larga circa un metro, con balza marginale bianca composta da tessere appaiate e campo dello stesso tipo, nel quale sono inserite tessere nere a distanza piuttosto ravvicinata. Retrostante all'amb. N, si è scavato un piccolo settore relativo all'amb. L, che conserva un lacerto di mosaico bianco con fascia periferica nera e balza marginale bianca a "canestrino"; anche il campo è di tessere rettangolari bianche, ma presenta l'inclusione di tessere nere o marroni, anch'esse disposte appaiate.
  
Segue l'amb. N il corridoio K, che dall'atrio conduceva alla parte nord-est della casa. Della soglia che sottolineava il cambiamento di stanza si conserva un piccolo lacerto, che mostra un motivo alternato di losanghe nere e bianche (22). Il corridoio K è stato messo in luce, senza trovarne il termine, per una lunghezza di m. 4.20; l'impianto musivo è identico a quello del portico del peristilio (amb. U), con la variante che, anziché essere incorniciato da una fascia di tessere nere, il campo è inquadrato da un allineamento di scaglie policrome. Ancora più complessa è la successione delle strutture dell'amb. M.; in un primo momento era delimitato, nei lati sud-ovest e sud-est, da muri ortogonali in opera incerta (US 129 e US 206), poi ripresi in alzato, in seconda fase, da murature, sempre in opera incerta, ma con l'utilizzo anche di tegole fratte (US 130 e U S 152). 
 
Alla seconda fase appartengono anche i due contrafforti US 131 e US 154, che si appoggiano al muro sud-ovest dell'amb. M, anch'essi realizzati in opera incerta e frammenti di laterizi nel nucleo. Il pavimento di prima fase sembra essere stato un tessellato di tessere rettangolari, bianche, disposte a canestrino (se ne conservano solo due file), mentre nella seconda fase, quando vengono costruiti i contrafforti che impostano sul mosaico, il piano pavimentale utilizzato sembra essere stato il semplice rudus del mosaico.
  
Gli ambb. G, J, S, T, appena individuati e parzialmente indagati mediante uno scavo a sezione obbligata della larghezza di ca. m. 1.40, testimoniano di vari rimaneggiamenti e cambi d'uso che non è stato possibile analizzare compiutamente; nell'amb. T è stato anche individuato un pozzo rettangolare costruito con murature in opera cementizia nella parte superiore (per un'altezza di cm. 80) e, nella parte inferiore, con elementi lapidei, anche di grandi dimensioni, messi in opera a secolo (23). Senz'altro questo gruppo stanze va messo in relazione con la parte prospiciente della domus, che si apriva sul fronte strada e il cui ingresso era probabilmente fiancheggiato da ambienti adibiti a tabernae o a locali di servizio.
  

Le analisi strutturali e delle tecniche edilizie, confrontate con gli apparati decorativi, hanno permesso di identificare almeno tre momenti salienti nella continuità d'uso del complesso residenziale: 
1) Un primo impianto, di cui si conserva memoria in alcuni tratti murari realizzati con nucleo di scaglie lapidee legate da malta di cattiva qualità (friabile e terrosa) e con paramento in opera incerta di elementi di calcare locale, sbozzati e posti per testa; le fondazioni, pressoché inesistenti, sono costituite da uno zoccolo di cementizio e terra di ca. cm. 10-15, che sigilla un vespaio a sacco di schegge lapidee senza malta. In fase con tali strutture sembrano essere alcuni piani pavimentali: sicuramente il pavimento dell'amb. R, che mostra una tessitura non coordinata con le strutture. L'analisi strutturale e la tipología musiva fanno risalire questo primo momento costruttivo ad un ambito cronologico di fine Il sec. a. C.24
 
2) Un secondo momento è testimoniato dall'uso dell'opera incerta associata all'opera quasi reticolata25 come paramento di murature in cementizio, con presenza di malta di qualità e consistenza migliori rispetto al la precedente; l'opera incerta di elementi in calcare di dimensioni medio-grandi si regolarizza in prossimità delle aperture con l'utilizzo di cubilia in assise quasi obliqua, costruendo un quasi-reticolato con catene di chiusura e ammorsature angolari in blocchetti di opera quadrata. L'associazione intenzionale delle due tecniche murarie è evidente nelle strutture intorno l'atrio (amb. A) e si concretizza nelle cortine doubleface in cui l'opera quasi reticolata è presente nei paramenti verso la sala d'ingresso, mentre la sola opera incerta è adottata nei paramenti verso l'interno dei vari ambienti. Si segnala il tratto murario che separa l'amb. 
A dall'amb. S, costruito con paramento in opera incerta, nel lato nordest, e in opera quasi reticolata, nel lato sud-ovest; il filare superiore è in cubilia tagliati a metà e ricoperti da un letto di malta, livellato in piano, quasi a prevedere l'allettamento di uno o più ricorsi di laterizi. L'abitazione a questo punto viene realizzata usufruendo di strutture preesistenti e recuperando gli apparati musivi di pregio precedenti (come amb. R); in questa fase si mettono in opera tessellati geometrici in bianco-nero ( ambb. A, B, D, E, F, P), con motivi tradizionali già in uso in epoca sillana associati a motivi innovativí che compaiono fra l'epoca cesariana e l'epoca augustea26. Il programma decorativo della casa sembra rispondere ad un progetto definito anche nei più insignificanti particolari e, probabilmente, è frutto della creatività artistica di un mosaicista attivo anche in botteghe urbane, la cui perizia e il cui rigore sono ben supportati dalla conoscenza dei motivi decorativi più antichi. 
Se il primo impianto della domus può ascriversi ad un momento appena precedente la guerra sociale, fra l'epoca di Cesare ed Augusto va collocata la rivisitazione, raffinata, tradizionale, ma anche aggiornata, degli apparati musivi, probabilmente commissionata da un esponente della nobiltà murticipale (27).
 
L'esempio più evidente della sequenza cronologica di queste due fasi è nel fatto che alcuni lacerti murari di prima fase sopravvivono e conservano il rivestimento parietale di intonaco bianco sul quale si attestano i pavimenti successivi. Queste preesistenze strutturali sono più chiare nell'Amb. R e nel corridoio K. Nel muro nord-ovest di amb. R la struttura di prima fase (US 197) si rileva per un'altezza di cm. 33 e, nella parete occidentale, aggetta rispetto alla ripresa (US 146) di cm. 4; la ripresa stessa si imposta mediante un letto di malta ed un primo filare di tegole. Una cavità circolare (US - 190), rivestita di malta idraulica, attraversa in altezza la muratura di seconda fase e la bocca inferiore si apre al di sotto del filare di tegole con una parziale demolizione del paramento della struttura di prima fase. Il muro che delimita la stanza verso sud-ovest (US 146/148) prevedeva originariamente un accesso diretto verso il portico U, con soglia lapidea di passaggio a cui si attesta il pavimento in battuto bianco-grigiastro; l'accesso fu poi richiuso con un'opera quasi reticolata, che ha demolito le mazzette della porta e ha obliterato la soglia. 
Tutte le riprese e le tamponature risultano celate dall'intonacatura che riveste tutte le pareti dalla sala, conservate per ca. cm. 50 di altezza. Le pitture riproducono pannelli di marmo brecciato giallo-rosso (numidico) e bianco-viola (pavonazzetto), separati da pannelli di minori dimensioni di colore giallo antico. La resa pittorica appare abbastanza realistica anche se non di buon livello qualitativo. Simile è la sequenza che si rileva nell'amb. K dove il setto murario, che delimita il corridoio verso nord-est e lo separa dall'amb. M (vedi supra), presenta un'originaria struttura ripresa in elevato dall'US 130; anche in questo caso la ripresa poggia su un primo filare di tegole ed è caratterizzata dal tipo di malta e dalla presenza di alcuni elementi del paramento che sono posti di taglio. Inoltre un tubulo (US -193) realizzato nella muratura di seconda fase, con medesime caratteristiche di US -190, si apre inferiormente verso l'amb. M e sembra demolire il paramento della fase precedente (US 128). Anche l'analisi dei massetti pavimentali conforta l'ipotesi dei due momenti costruttivi: quelli attribuibili alla seconda fase sono realizzati con un nucleo molto consistente e compatto, di colore rosa carico, quello del pavimento dell'amb. R è costituito da un impasto incoerente di frammenti di pietre, calce e malta di colore bianco-grigio.
  
3) a vari momenti successivi, sino ad arrivare all'età tardo antica, vanno ascritte tutte quelle opere di rimaneggiamento, restauro, cambio di funzione che abbiamo rilevato soprattutto nel settore nord-ovest dell'abitazione, che vedono, nelle murature, il riutilizzo di elementi da costruzione propri dell'opera incerta o di cubilia (recuperati evidentemente da strutture della seconda fase) unitamente a tegole fratte o frammenti di laterizi; in questa fase i piani pavimentali consistono spesso solo di semplici cocciopesti. La fine dell'uso dell'edificio sembra testimoniato dal crollo della copertura rinvenuto negli ambb. P+Q, che celava consistenti aree di terreno fortemente combusto.
A partire dall'epoca alto medievale sono, infine, cominciate tutte quelle azioni di spoliazione degli elementi lapidei, soprattutto di grandi dimensioni, che hanno comportato il rasamento delle strutture murarie sino a quota pavimentale e l'asportazione dei blocchetti di opera quadrata utilizzati nelle catene di chiusura e nelle ammorsature angolari. Spesso queste azioni di saccheggio sono state così intense da arrivare sino in fondazione e questo è evidente in alcuni tratti murari e, soprattutto per i pilastri che fungevano da montanti delle porte delle varie stanze (rimangono solo le impronte al negativo di tali strutture).
 
Un livellamento di terreno limoso di tipo alluvionale, forse a seguito di qualche esondazione del Lago Fucino, sembra avere interessato l'area e celato definitivamente l'edificio; infine si è sovrapposto uno strato di terreno bruno, lungamente esposto, contenente frammenti di malta e di laterizi notevolmente erosi. Ad epoca moderna, successiva al terremoto del 1915, vanno riferiti gli interventi infrastrutturali che, spesso, hanno gravemente danneggiato le strutture antiche.
  
 

Note
22 Una variante del motivo a losanghe è presente nella villa di Alba~ no Laziale ed è databile agli anni intorno al 100 a. C. (LUGLI 1946, fig.22).
23 PoZZO: M. 1 18x6 1, scavato solo sino alla profondità di m270.
24 A quest'epoca, a mio avviso, potrebbe ascriversi anche l'impluVium.
25 Per l'opera quasi reticolata, associata a pitture del più antico Secondo Stile, e per una datazione compresa fra il 100 a. C. e il 55 a.C. (opera reticolata del Teatro di Pompeo) vedi MORRICONE MATINI 1967, p. 5. Le murature in quasi reticolato della Casa dei Grifi, di età sillana, sono l'esempio più antico di tale tecnica edilizia.MORRICONE MATINI 1967, p. 19, nota 5.
26 Non deve stupire l'associazione dell'opera incerta e l'opera quasi reticolata con questo complesso musivo databile al più tardi ad epoca augustea: ad Anxa è databile ad epoca augustea un tempio a doppia cella (CAIROLI 2001, pp. 258-261, e CAIROLI - in questo volume) realizzato in opera incerta e opera reticolata; nelle discenderie denominate "Cunicolo Maggiore" dell'emissario del Lago Fu utilizza, per le riprese, l'opera incerta anziché l'opera reticolata adottata nell'originario intervento claudiano (CAIROLI-TORRIERI 1994, p 219 ss.).
27 Su tale ipotesi vedi le conclusioni di A. Campanelli in CAMPANELLI-CAIROLI 1995, p. 94-95; sulle aristocrazie marse e sul loro inserimento politico nell'Urbs: M. Torelli, 1982pp. 168 e 190-192.
28 La conferma a tale datazione in SALADINO 2001, p. 23.
 
Testi tratti dal libro Il Fucino e le aree limitrofe nell'antichità
 

 

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